L E   V I L L E   D I   B A G H E R I A

PALAZZO BUTERA

Stanco e amareggiato per le vicende politiche e militari, Giuseppe Branciforti, principe di Pietraperzia e di Leonforte, decide di lasciare la sua residenza a Palermo per trasferirsi nelle sue terre di Bagheria dove, per l’occasione, fece edificare un imponente castello. Provenendo dalla statale 113 ed immettendosi sul corso Butera si può vedere il Palazzo che sorge all’altra estremità del corso. Il castello, Palazzo Butera, di stile medioevale, risale al 1658. Ha una forma rettangolare e due ampie scalinate. A centro del prospetto principale, in alto, si può osservare lo stemma della famiglia Branciforti. In seguito, quando il palazzo passò alla famiglia dei principi Lanza di Trabia, su disposizione della principessa Sofia venne collocato un orologio a prospetto, sotto lo stemma. Infine, sempre nello stesso prospetto, una lapide a ricordo di Manfredi e Ignazio Lanza di Trabia caduti durante la prima guerra mondiale. La gestione dell’edificio venne poi affidata alle suore vincenziane. Oggi è proprietà del comune.



LA CERTOSA

Nel 1797, nella pineta retrostante villa Butera, Ercole Branciforti, principe di  Butera, ideò e realizzò un edificio stile romano antico da adibire a museo delle cere. In altre parole, il principe, a seguito di un voto, volle realizzare un finto convento di monaci trappisti in onore dei padri certosini con tanto di statue in cera, imbottite di stoppa e paglia, raffiguranti alcuni celebri personaggi, ovviamente suoi contemporanei, vestiti con sai monacali color bianco. Fra questi ricordiamo Orazio Nelson, il re Luigi XVI di Francia e Ferdinando I di Borbone. La certosa, meta culturale di molti viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo, iniziò il suo declino agli inizi degli anni 50. Statue e decorazioni vennero distrutte dalle intemperie e le antiche suppellettili trafugate. Dopo quasi 60 anni di abbandono, la struttura, restaurata, è stata riaperta al pubblico


VILLA PALAGONIA

La costruzione, voluta da Francesco Ferdinando Gravina, principe di Palagonia, iniziò nel 1715, con lo scopo di farne luogo di svago e di villeggiatura. La realizzazione dell’opera fu affidata all’architetto don Tommaso Maria Napoli, domenicano,e successivamente all’architetto Agatino Daidone. Alla morte del fondatore gli succedette il figlio Ignazio Sebastiano che morì nel 1746. Suo successore, il figlio Francesco Ferdinando II junior fu l’ideatore dell’arredamento alquanto bizzarro della villa. Il principe Francesco Ferdinando II era brutto e deforme così, uniformandosi alla sua avversa natura, ha dedicato la sua intera vita a ideare e far costruire le statue più bizzarre ponendo teste umane sopra i corpi di animali di ogni genere e teste di animali su corpi umani. Altre statue di animali che non hanno alcun riscontro in natura come quella dell’oca con la testa di leone. L’orologio a pendolo è costituito tramite il corpo di una statua i cui occhi si muovono con il movimento del pendolo. Molti turisti si sono soffermati a Bagheria per visitare la Villa. Goethe racconta che i piedi delle sedie erano segati in modo disuguale così che esse rimanessero zoppe. Il Palazzo Palagonia, conosciuto anche come “Villa dei mostri”




VILLA VALGUARNERA

Su una preesistente casina di villeggiatura, alle falde della Montagnola, collinetta alta 165 m., la principessa Maria Anna di Gravina dette inizio, nel 1712, alla costruzione della villa progettata dall’architetto don Tommaso Maria Napoli.

Padre Napoli, rifacendosi al colonnato di San Pietro, realizza una corte a due ali che partendo dalle mura della villa abbraccia tutto il cortile. Da un enorme cancello di ferro, ancorato a due enormi pilastri in pietra, iniziale il lungo viale che conduce alla villa. La Villa Valguarnera può essere considerata tra le più imponenti e più belle ville di Bagheria. Al piano superiore si ammirano le statue di quattro Muse. Sopra il balcone centrale, un medaglione di marmo raffigura il principe don Emanuele di Valguarnera e al lato opposto un altro medaglione raffigura la principessa Maria Anna. Sparsi per la sontuosa villa varie statue di divinità campestri, tra cui: Cerere, Bacco, Pane, Flora. Suggestiva la fontana con l’imponente statua di nettuno.



VILLA TRABIA

Costruita nella prima metà del 1700 dal principe di Comitini Michele Gravina su progetto dell’architetto don Nicolò Palma. In seguito la villa con la corte, i mobili, le terre e i giardini vennero acquistati dal principe Lanza di Trabia. Nel 1890 il principe Lanza ne ordinò il completo restauro, modificando radicalmente l’aspetto originario. Il palazzo, adorno da un magnifico giardino e da un vasto agrumeto, ha accesso da una via che si diparte da Piazza Garibaldi. Nell’ampia corte della villa è stata sistemata la fontana con l’artistica statua dell’abbondanza, scolpita dal Marabitti nel 1770. La fontana un tempo ornava il ricco parco della villa Butera. Pare che le sontuose sale del palazzo abbiano ospitato spesso i membri della famiglia Savoia.



PALAZZO VILLAROSA

La sua costruzione inizia nel 1763 su volere di don Placido Notabartolo, duca di Villarosa, su progetto dell’architetto Marguglia. L’opera fu completata dal duca Francesco Notabartolo dopo la morte del padre avvenuta nel 1783. Il maestoso palazzo sorge alle falde del monte Giancaldo, su un’altura dalla quale si domina il golfo di Palermo, il monte Pellegrino e i monti che circondano Bagheria. Di forma rettangolare, a due piani, vi si accede attraverso un grande portico ad otto colonne dopo aver percorso un’ampia scalinata. Sul prospetto principale cinque aperture immettono nel salone di ricevimento che costituisce il disimpegno degli altri vani al piano terreno. Per molti anni fu tenuto in locazione dai padri della Compagnia di Gesù. Oggi appartiene a privati che hanno apportato importanti restauri per adibirlo a sala ricevimenti.



PALAZZO GALLETTI – INGUAGGIATO

Sorge a poche centinaia di metri dal passaggio a livello di Bagheria ed ha il prospetto principale sul Corso Butera. Il palazzo Inguaggiato venne edificato nel 1770 per volontà del marchese di Santa Marina Giovanni Pietro Galletti su progetto dell’architetto Sacerdote Andrea Giganti e di Mons. Castelli. Il palazzo presenta una architettura di fusione di neoclassicismo e di decorativismo barocco. Molte decorazioni riproducono elementi militari quali elmi, scudi e lance. Due nicchie ai fianchi del portone di ingresso ospitano due enormi vasi scolpiti in monoblocchi di pietra d’Aspra. Il prospetto, privo di intonaci, fa risaltare il colorito naturale della pietra d’Aspra. Il piano terra era destinato ai locali di servizio ed il piano nobile era raggiungibile tramite una grande scala a due rampe. Il palazzo, oggi, è una proprietà privata.



VILLA CATTOLICA

Su una zona circondata da verde sorge il palazzo Cattolica, costruito da Francesco Bonanni, principe di Cattolica, nel 1936. La villa, è circondata da alte mura merlate, ha il tipico aspetto di un grande castello di stile tardo barocco. La sua forma rettangolare si completa con due esedre parallele dove, in una trova posto lo scalone e nell’altra un ampia terrazza. Sopra il balcone centrale è situato lo stemma di Giuseppe Bonanni Filangeri, principe di Cattolica. La villa possiede, nel giardino, una “stanza dello scirocco” ricavata sotto il livello del suolo e utilizzata come luogo di ristoro per proteggersi dalla calura delle giornate sciroccose. Durante l’epidemia colerica la villa venne utilizzata come lazzaretto e durante l’occupazione borbonica come caserma delle truppe stanziate a Bagheria. Alla fine del XIX secolo la villa viene acquistata dalla famiglia Scaduto che provvede al restauro con il rifacimento degli affreschi nel salone principale del piano nobile. Purtroppo, le preziose maioliche settecentesche dei pavimenti vennero quasi tutte sostituite perché deteriorate dal tempo e dall’uso. Successivamente la villa è stata acquistata dal comune e attualmente è sede del Museo Civico d’Arte Contemporanea “Renato Guttuso”. Nel giardino retrostante è collocata un’arca monumentale di pregiato marmo dove riposano le spoglie dell’artista bagherese.



VILLA SAN CATALDO

Raggiungibile dall’antica via Consolare, dalla via Papa Giovanni XXIII o da Via Ignazio Loiola, villa San Cataldo si distingue per il suo magnifico giardino settecentesco ricco di piante e di vegetazione rigogliosa. Lunghi viali, sobri pilastri di pietra ed un fitto agrumeto arricchivano la settecentesca villa voluta dal principe di Cattolica che, si pensa, la vendette al principe Galletti di San Cataldo che la trasformò radicalmente. Della originaria struttura settecentesca non resta che la cappella el’ampio giardino. Nel 1906 la villa fu acquistata dai sigg. Meyer e Chandlory che successivamente la cedettero in locazione alla Compagnia di Gesù che vi fondò un seminario per le missioni all’estero. Sotto la proprietà dei padri Gesuiti il palazzo è stato acquistato dalla Provincia Regionale di Palermo.











PALAZZO CUTO’

Vi si accede da via Consolare, nei pressi della stazione ferroviaria, a poca distanza dalla villa San Cataldo. Fu edificato nella prima metà del settecento per volontà del principe di Aragona Luigi Onofrio Naselli su progetto dell’architetto Giuseppe Mariani. Agli inizi dell’ottocento fu acquistata dal principe Cutò Alessandro Filanferi. Nei primi anni del novecento fu proprietario il principe Alessandro Tasca di Cutò, nominato il “principe rosso” per le sue simpatie socialiste, e Giuseppe Tomasi di Lampedusa, futuro autore de “il Gattopardo”, legato ai filangeri di Cutò per parte materna. Il palazzo è formato da un grande complesso quadrilatero sormontato da una vasta terrazza coperta, attraverso la quale il principe godeva del suggestivo panorama e soleva assistere con gli amici della nobiltà palermitana ai fuochi d’artificio del festino di S. Rosalia di Palermo. Nelle volte dei soffitti resti di pregiate decorazioni con scene mitologiche. Si racconta che in una delle pareti del vasto salone da ballo vi era infisso un grande camino scolpito in legno di noce. Pare che in seguito tale camino fu donato a Don Armando Trigona per collocarlo nell’edificio della Montagnola. Con la costruzione della stazione ferroviaria e della conseguente urbanizzazione il palazzo perdette quasi interamente il suo giardino. Nel 1991, la villa Aragona-Cutò, è stata acquistata dal Comune di Bagheria che l’ha adibita a Biblioteca Comunale



VILLA RAMMACCA

Alle falde del monte Catalfano, incantevole posizione di fronte al golfo di Palermo. Vi si accede dalla statale 113 nei pressi del passaggio a livello di Bagheria. Costruita verso la metà del 1700 da Ottavio Gravina e Filangeri, principe di Rammacca, parente del principe Gravina di Palagonia. Si accedeva alla villa per un viale limitato da due "guglie" fregiate dallo stemma dei Rammacca, raffigurante un'aquila con le ali spiegate al vento. I saloni decorati con stucchi ed le volte abbellite da meravigliosi affreschi. Dopo la dominazione spagnola, venne utilizzata come caserma e, successivamente, come lazzaretto. E’ stata abbandonata per molto tempo.



PALAZZO LARDERIA


Palazzo Larderia, edificato su un steso e profumato giardino di limoni da Francesco Letterio Moncada, principe di Larderia, nel 1752. Come in tanti altri corpi di fabbrica dell’epoca, anche qui venne utilizzata la pietra tufacia delle cave di Aspra. Nel 1769, durante i lavori di apertura del nuovo corso Butera, voluto dal principe Salvatore Branciforti, venne modificato l'ingresso del palazzo. L’agrumeto venne col tempo lottizzato ed edificato, fino quasi al soffocamento dell’antica struttura. Alla morte del principe il palazzo fu venduto alla Chiesa che vi istituì una scuola collegio convitto, affidata alle Suore di Maria Assunta. Quello che poteva essere meta di turisti e fonte di ricchezza per l'intera città si ètrasformato in un palazzo occultato da una miriade di costruzioni di nessun interesse storico artistico.








VILLA S. ISIDORO

Costruita dal marchese De Cordova di S. Isidoro verso la fine del 1700 trasformando un antico caseggiato rurale. Vi si accede da un cancello che immette in un largo viale alberato di cipressi secolari. Sul retro dell’edificio lo scalone belvedere, dal quale si può ammirare una stupenda panoramica verso il mare d'Aspra.







TORRE E VILLA ROCCAFORTE

Si trova nei pressi di Piazza Garibaldi. Un tempo vi si accedeva attraverso un cancello posto su due pilastri ancora esistenti. Nata dall'ampliamento di un preesistente caseggiato agricolo, che nel 1700 fu trasformato in un palazzetto dai principi Marziani di Furnari. Aderente all'antico caseggiato agricolo. all'angolo di un cortile circondato da muraglioni, sorge una torre merlata edificata tra il '500 e '600. Nel 1886 Lorenzo D'Ondes-Cottù, marchese di Roccaforte, fece innalzare in centro alla villa un obelisco in pietra calcarea. Sull'obelisco sono scolpiti alcuni passi poetici del Parini, del Giusti, del Romani, del Pindemonte, che rispecchiano il carattere patriottico del marchese di Roccaforte, grande liberale rivoluzionario del '48, deputato al Parlamento Siciliano. Morì in questa villa nel 1893.



VILLA SERRADIFALCO

Costruita nel 18° secolo dai Lo Faso Duchi di Serradifalco; risulta dalla trasformazione di una fattoria fortificata nel 600. Nell'800 il duca Domenico si occupò del ripristino della villa nella forma attuale, con i timpani delle finestre e lo scaloncino trasformati secondo il gusto neoclassico.





VILLA AREZZO SPEDALOTTO

Acquistata come fabbricato agreste nel 1795 dai marchesi Paternò di Spedalotto per destinarla a luogo di villeggiatura. Situata sull’antica strada provinciale, sull’attuale territorio di Santa Flavia in mezzo agli agrumeti, la costruzione, dopo i vari rimaneggiamenti, presenta un pronao colonnato sul prospetto principale, in pieno stile neoclassico. Sotto i bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale un’ala della villa è andata distrutta. All’interno pregevoli affreschi decorano le pareti ed i soffitti della villa. Vi si accede dalla Via De Spuches, ma non è visitabile in quanto proprietà privata.