CENNI STORICI SU BAGHERIA

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Secondo lo storico Francesco Renda le origini della storia siciliana si possono datare all’incirca all’epoca della guerra di Troia.

Il popolamento dell’Isola, in base alle testimonianze dei ritrovamenti archeologici, avviene per ondate migratorie nei sette - otto secoli successivi da parte di popolazioni diverse che si diffondono in differenti aree dell’Isola.

La storia della Sicilia antica, dalle origini alla conquista romana, è, dunque, una storia plurietnica e pluripolitica.

Lo storico greco Tucidide scrive che i Fenici in un primo tempo si erano stanziati su tutte le coste della Sicilia, ma quando giunsero anche i Greci, abbandonarono gran parte dell’isola e si ritirarono nella parte nord-occidentale, nelle città di Mozia, Solunto, Panormo.

La città di Solunto, fondata su un promontorio (Monte Catalfano), divenne una delle tre roccaforti fondamentali della loro dominazione nell'isola.

Con l’avvento della civiltà romana, la città perse definitivamente prestigio e importanza, e il lento declino la condusse, attorno al II sec. d.C., al completo spopolamento.

Anche l’area di Bagheria, essendo situata tra il golfo di Palermo e quello di Termini Imerese, probabilmente è stata è abitata sin dai tempi dei Fenici.

La sua posizione, circondata dai monti Catalfano, Giancaldo, Consuono e dalla marina di Aspra, che si estende tra Mongerbino e il monte di Capo Zafferano, sembrerebbe avvalorare l’ipotesi che il nome della cittadina, in latino “baiharia”, abbia origine dal termine fenice “Bayharia” che significa “zona discendente verso il mare”.

Pare, che l’ipotesi più attendibile, sia quella che attribuisce al nome il termine arabo “Bab el gherib” e cioè “porta del vento”.

E’ quasi scontato, comunque, che i risultati delle ricerche archeologiche e la testimonianza dei numerosi reperti rinvenuti, fanno risalire l’esistenza, già dal VII al III secolo a.C., di civiltà fenicio-punica ellenica e romana.

Le prime strutture edilizie, sotto forma di torri di avvistamento, si sviluppano lungo la costa intorno al XV secolo. Attorno a tali strutture sorsero i primi casolari dei braccianti che lavoravano le terre dei nobili.

Nel 1658, dopo gravi avvenimenti politici (congiure, complotti, decapitazioni etc.) Don Giuseppe Branciforti conte di Raccuia, principe di Pietraperzia, Grande di Spagna, Cavaliere del Vello d’Oro, già pretore di Palermo, amareggiato appunto nella vita politica, si ritirò nella sua “casena” di Bagheria dopo averla ristrutturata e modificata in una residenza simile a una reggia che diventerà la sua dimora abituale (Villa Butera).

Bagheria ebbe il suo maggiore sviluppo demografico e edilizio grazie alla costruzione di sontuose ville e castelli fatti erigere dai nobili di Sicilia nei loro possedimenti.

Il primo schema urbanistico fu pianificato nel 1769 da Salvatore Branciforti, principe di Butera; in particolare tracciò il corso principale al quale, poi fu giustamente posto il nome di “Corso Butera”. In seguito, tracciò un altro largo corso (denominato Corso Umberto I) fino ai “pilastri”, limite dei suoi possedimenti, in modo che questi fosse ortogonale al precedente. All’incrocio dei due corsi fece poi edificare la Chiesa Madrice.

Nel 1797, Ercole Michele Branciforti, principe di Butera, figlio di Salvatore Branciforti, realizzò l’originale “certosa” raffigurante un convento di monaci trappisti, con statue in cera, paglia e stoppa rivestite con un saio monacale bianco.

Nel 1800 Bagheria aveva raggiunto l’aspetto di una cittadina con i suoi oltre cinquemila abitanti tanto che, Francesco I, con decreto reale del 21 settembre 1826, elevò alla dignità di comune autonomo il villaggio di Bagheria con l’annessa frazione dell’Aspra marinara. Lo stemma municipale, simile a quello della famiglia Branciforti, è sormontato da una corona turrita e presenta a destra la figura di un leone rampante e a sinistra un ramoscello di vite con grappoli d’uva.

Nella parte più alta di Bagheria troviamo la Montagnola di Serradifalco e la collinetta di Valguarnera.